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Perché si spende di più appena arriva lo stipendio (e cosa dicono le ricerche)

Due studi misurano la stessa cosa: la spesa non è distribuita nel tempo, si concentra subito dopo l'arrivo del reddito. Su dati di circa 75.000 utenti di un'app finanziaria, la spesa totale sale di circa il 70% sopra la media giornaliera nel giorno in cui il reddito arriva e resta alta per almeno altri quattro giorni; una parte è costituita da bollette temporizzate sull'accredito, ma l'eccesso di sensibilità è molto più forte fra chi ha poca liquidità. Con un solo stipendio mensile quel ciclo dura quattro settimane invece di due, ed è la ragione strutturale per cui esiste l'espressione italiana la quarta settimana.

Che cosa è stato misurato, e su chi

Prima il limite, perché conta. Entrambi gli studi citati qui sono stati condotti negli Stati Uniti, in inglese, su campioni statunitensi, e nessuno dei due misura famiglie italiane. Quello che misurano è un meccanismo di comportamento — come si distribuisce la spesa rispetto al giorno in cui il denaro arriva — e i meccanismi di questo tipo tendono a viaggiare meglio delle cifre. Ma la struttura di pagamento è diversa: nei dati americani il reddito arriva spesso ogni due settimane, mentre in Italia lo stipendio è tipicamente mensile e unico. Questo non invalida i risultati, li amplifica: se la spesa si concentra dopo l'accredito, un ciclo lungo il doppio produce una coda lunga il doppio prima del successivo.

Il picco del giorno dell'accredito

Lo studio pubblicato su Science nel 2014 usa dati di transazione e di saldo di circa 75.000 utenti di un'app di finanza personale, concentrandosi sui circa 23.000 che ricevevano pagamenti regolari. Il risultato principale è netto: nel giorno in cui il reddito arriva la spesa totale sale di circa il 70% sopra la media giornaliera, e resta elevata per almeno altri quattro giorni. Gli autori sono onesti su una parte importante della spiegazione: molte di quelle uscite sono bollette e addebiti volutamente programmati vicino all'accredito, quindi non tutto è comportamento impulsivo. Ma quando si guardano le spese discrezionali e flessibili, la sensibilità in eccesso non sparisce del tutto: si concentra fra chi ha meno riserve.

La liquidità cambia tutto

È il risultato più utile dei due, ed è anche quello che spiega perché due persone con lo stesso stipendio vivono il mese in modo completamente diverso. Nello stesso studio, l'eccesso di sensibilità della spesa all'arrivo del reddito è significativamente più marcato nel terzile di utenti con meno liquidità — chi aveva in cassa l'equivalente di circa cinque giorni di spesa — rispetto al terzile con più riserve, dove il cuscinetto corrispondeva a circa 159 giorni. Detto in termini pratici: non è che chi ha poco sia meno disciplinato, è che senza cuscinetto il calendario dei pagamenti detta il calendario dei consumi. Costruire una riserva, anche piccola, cambia proprio questo, e lo cambia prima di cambiare qualsiasi abitudine.

Lo stesso schema su un reddito mensile pubblico

Il secondo studio, pubblicato nel 2003, guarda un caso in cui l'importo e la data di arrivo sono noti in anticipo: gli assegni mensili della previdenza pubblica statunitense. La teoria economica standard prevedrebbe che, sapendo quando e quanto arriva, il consumo resti liscio. Usando diari giornalieri di spesa, l'autore trova invece che sia l'importo speso sia la probabilità di spendere aumentano immediatamente dopo l'arrivo dell'assegno, con le categorie di consumo immediato — per esempio i pasti fuori casa — che salgono proprio nel giorno di arrivo. La risposta è più forte fra le famiglie per cui quell'assegno è la fonte di reddito principale. L'autore precisa che le magnitudini stimate sono relativamente piccole e non suggeriscono grandi perdite di benessere.

Perché in Italia il problema si chiama quarta settimana

Metti insieme i due risultati e ottieni la forma del mese italiano. Il reddito arriva una volta, in blocco; le spese fisse e gli addebiti sono programmati subito dopo; la spesa discrezionale ha il suo picco negli stessi giorni; e poi restano tre settimane alimentate da quello che avanza. Non è un difetto morale ed è esattamente per questo che esiste un'espressione popolare per descriverlo. La conseguenza pratica è che la leva non è spendere meno in astratto: è accorciare il ciclo. Riempire le buste variabili — spesa, benzina, svago — a settimana invece che a mese ricrea artificialmente il ritmo corto che i dati mostrano essere più gestibile, dentro uno stipendio che resta mensile.

Che cosa se ne fa un budget a buste

Tre conseguenze operative, tutte piccole. La prima: separa il giorno dell'accredito dal giorno delle decisioni, assegnando ogni euro a una busta lo stesso giorno in cui il denaro arriva, prima che il picco documentato dagli studi faccia il suo lavoro. La seconda: ricarica le buste variabili a settimana, così una settimana esagerata resta dentro quella settimana invece di mangiare in silenzio le tre successive. La terza: costruisci un cuscinetto, perché il dato sulla liquidità dice che è la riserva, più della volontà, a determinare quanto il calendario dei pagamenti comanda il consumo. Nessuna delle tre richiede di guadagnare di più, e tutte e tre agiscono sul meccanismo che gli studi hanno effettivamente misurato.

Fonti

Tutte le fonti qui sotto sono state consultate e verificate. I risultati sono riportati come li dichiara la fonte.

Domande frequenti

Perché a fine mese finiscono sempre i soldi?

Perché la spesa non è distribuita in modo uniforme: gli studi mostrano che si concentra nel giorno in cui il reddito arriva e nei giorni immediatamente successivi, in parte per addebiti programmati e in parte per spesa discrezionale. Con un reddito mensile unico, quel picco è seguito da una coda lunga tre settimane. Non è un problema di quanto guadagni ma di come è distribuito il consumo dentro il ciclo, e la leva che agisce direttamente su questo è ricaricare le buste variabili a settimana invece che a mese.

Questi studi sono stati fatti in Italia?

No. Entrambi gli studi citati in questa pagina sono statunitensi, pubblicati in inglese e condotti su campioni statunitensi, e uno dei due si basa su un ritmo di pagamento — ogni due settimane — che in Italia non è comune. Li riportiamo perché misurano un meccanismo comportamentale, cioè la concentrazione della spesa attorno all'arrivo del reddito, non una cifra locale. Nessuno dei numeri riportati qui va letto come una misura di quanto spendono le famiglie italiane: per quello serve il tuo estratto conto, non un paper.

Se una parte del picco sono bollette, il problema esiste davvero?

Gli autori dello studio del 2014 sono espliciti: buona parte dell'aumento di spesa nel giorno dell'accredito riflette pagamenti volutamente programmati per quella data, che è un comportamento sensato e non un problema. Quello che resta dopo aver tolto quella componente, però, non è zero, ed è concentrato fra chi ha meno liquidità. Quindi il problema esiste ma non riguarda tutti allo stesso modo: chi ha un cuscinetto vive lo stesso calendario in modo molto più piatto, ed è questo il motivo per cui la riserva viene prima delle regole di comportamento.

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