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Fare il budget funziona? Che cosa dice la ricerca pubblicata
Le prove sostengono due affermazioni contemporaneamente. Da un lato i budget per categoria cambiano misurabilmente ciò che le persone consumano: quando la categoria è dimensionata male si finisce per consumare troppo o troppo poco. Dall'altro le previsioni di spesa sono sistematicamente troppo basse: i budget fatti per il mese successivo risultano molto più bassi delle spese effettivamente registrate, mentre quelli fatti per l'anno successivo sono più vicini. Quindi il budget funziona come strumento per allocare attenzione, e non funziona come previsione.
I budget per categoria cambiano davvero i consumi
Lo studio del 1996 che ha fondato questa letteratura osserva che i consumatori fissano budget per categorie di spesa — per esempio lo svago — e poi tracciano le spese contro quel budget. Il risultato interessante è che, siccome un budget non può anticipare perfettamente le occasioni di consumo che si presenteranno, le persone finiscono per destinare troppo o troppo poco a una categoria e quindi a consumare in eccesso o in difetto in quella categoria. Gli autori riportano inoltre che gli effetti del budget sono più marcati per gli acquisti fortemente tipici della loro categoria, che riducono la spesa complessiva in quella categoria e impediscono altri acquisti simili, e che il risultato regge controllando per sazietà ed effetti di reddito.
Le previsioni di spesa sono troppo basse, e in modo prevedibile
Il secondo filone riguarda la qualità delle previsioni. Uno studio del 2008 riporta che i budget pianificati per il mese successivo risultano molto più bassi delle spese effettivamente registrate, mentre quelli pianificati per l'anno successivo risultano più vicini a quanto poi speso. La spiegazione proposta dagli autori è controintuitiva: la difficoltà di fare una stima annuale genera bassa fiducia nella propria stima, e la bassa fiducia porta a correggere la cifra verso l'alto, avvicinandola casualmente al vero. Quando la fiducia viene aumentata artificialmente, o quando le risorse cognitive sono limitate, quella correzione verso l'alto sparisce e la stima torna bassa.
Le spese eccezionali sono il buco strutturale
Il terzo pezzo del puzzle spiega buona parte dell'errore. In sette studi, un lavoro del 2012 trova che le persone stimano abbastanza bene le spese ordinarie ma sottostimano in aggregato quelle eccezionali e sforano su ciascuna presa singolarmente. La causa individuata dagli autori è la categorizzazione troppo stretta: ogni spesa eccezionale viene trattata come un caso isolato invece che come un membro di una categoria ricorrente. Gli autori mostrano che aiuta invitare le persone a considerare le spese eccezionali collettivamente. È esattamente il ruolo dei fondi di accantonamento: una busta unica che raccoglie tutte le spese non mensili le rende, per costruzione, una categoria.
La conclusione onesta: allocare, non prevedere
Se metti insieme i tre risultati, il budget esce ridimensionato in un senso e rafforzato in un altro. Come previsione è debole: la tua stima del prossimo mese sarà quasi certamente più bassa di quello che spenderai, e non perché sei distratto ma perché è un errore documentato e sistematico. Come strumento di allocazione funziona: fissare una categoria e tracciare contro di essa cambia misurabilmente il comportamento in quella categoria. La conseguenza pratica è smettere di usare il budget come profezia e cominciare a usarlo come decisione presa in anticipo, accettando che il primo mese serva a raccogliere dati e non a essere indovinato.
Che cosa questi studi non dicono
Sono tutti studi statunitensi, in lingua inglese, condotti su campioni e contesti americani, e nessuno confronta il metodo delle buste con altri metodi né misura risultati a lungo termine su famiglie reali. Non dimostrano che un'app faccia risparmiare, non stabiliscono quante categorie siano ottimali e non dicono quanto una famiglia italiana debba destinare a niente. Quello che offrono è più modesto e più solido di una promessa: una descrizione di come le persone dimensionano le categorie, di come sbagliano le previsioni e di quale tipo di spesa sfugge sistematicamente al conto.
Fonti
Tutte le fonti qui sotto sono state consultate e verificate. I risultati sono riportati come li dichiara la fonte.
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Mental Budgeting and Consumer Decisions
— Journal of Consumer Research, 1996
I consumatori fissano budget per categorie di spesa e tracciano le spese contro di essi; poiché i budget non possono anticipare perfettamente le occasioni di consumo, le persone destinano troppo o troppo poco a una categoria e di conseguenza consumano in eccesso o in difetto. Gli effetti del budget risultano più marcati per gli acquisti fortemente tipici della loro categoria, e reggono controllando per sazietà ed effetti di reddito. Volume 23, numero 1, pagine 40-52. -
Will I Spend More in 12 Months or a Year? The Effect of Ease of Estimation and Confidence on Budget Estimates
— Journal of Consumer Research, 2008
I budget pianificati per il mese successivo risultano molto più bassi delle spese registrate, mentre quelli pianificati per l'anno successivo sono più vicini alle spese registrate. La difficoltà della stima annuale genera bassa fiducia e induce una correzione verso l'alto, che scompare quando la fiducia viene aumentata o quando le risorse cognitive sono limitate. Volume 35, numero 2, pagine 245-256. -
The Exception Is the Rule: Underestimating and Overspending on Exceptional Expenses
— Journal of Consumer Research, 2012
In sette studi, le persone prevedono con discreta accuratezza le spese ordinarie ma sottostimano in aggregato le spese eccezionali e sforano su ciascun acquisto eccezionale; la causa individuata è una categorizzazione troppo stretta, che tratta ogni spesa eccezionale come isolata. Gli autori mostrano che invitare a considerare le spese eccezionali collettivamente migliora il risultato. Volume 39, numero 4.
Domande frequenti
Fare il budget serve davvero a qualcosa?
Sì, ma non nel modo in cui la maggior parte delle persone lo usa. La ricerca mostra che fissare budget per categoria e tracciare le spese contro di essi cambia misurabilmente il consumo in quelle categorie: è uno strumento di allocazione efficace. Quello che non funziona è usarlo come previsione, perché le stime di spesa risultano sistematicamente troppo basse, soprattutto sull'orizzonte del mese successivo. Il modo corretto di leggerlo è: decidi prima dove vanno i soldi, e usa il primo mese per misurare invece che per indovinare.
Perché sbaglio sempre a stimare quanto spenderò?
Perché è un errore documentato, non una tua distrazione. Uno studio riporta che i budget pianificati per il mese successivo risultano molto più bassi delle spese poi registrate, mentre quelli pianificati per l'anno successivo si avvicinano di più, e attribuisce la differenza al fatto che la stima annuale è difficile, genera poca fiducia e induce a correggere verso l'alto. In più, le spese eccezionali vengono sottostimate in aggregato perché ognuna viene classificata come un caso unico. Sono due meccanismi diversi che spingono nella stessa direzione.
Se il budget non prevede bene, che senso ha farlo?
Perché prevedere non è il suo mestiere. Il valore misurato sta nell'allocazione: quando esiste una categoria con un limite e la tracci, il comportamento in quella categoria cambia. In pratica il budget serve a decidere in anticipo, non a sapere il futuro. Ed è anche il motivo per cui una busta unica per tutte le spese non mensili funziona: trasforma un insieme di eventi che sembrano eccezionali in una categoria che puoi dimensionare, che è precisamente l'intervento che la ricerca sulle spese eccezionali suggerisce.
Questi risultati riguardano le famiglie italiane?
Non direttamente. Tutti gli studi citati qui sono statunitensi, pubblicati in inglese e condotti su campioni americani, e nessuno misura comportamenti di famiglie italiane. Li riportiamo perché descrivono meccanismi cognitivi — come si dimensionano le categorie, come si sbagliano le previsioni, come si classificano le spese rare — che non dipendono dalle istituzioni di un paese. I numeri e i contesti restano quelli degli studi; i tuoi numeri li produce il tuo primo mese di registrazione.
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