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Come spendere meno al ristorante senza smettere di uscire
La spesa al ristorante è due numeri moltiplicati: quante volte esci e quanto spendi ogni volta. Il secondo lo fanno quasi sempre gli extra — bevande, antipasti, dolce, caffè e amaro — più che il piatto principale. Decidi prima di uscire una cifra massima, ordina il pasto e rinuncia a due dei tre extra, e prendi gli ultimi due o tre mesi di spese per fissare un tetto settimanale realistico. Poi finanzia una busta Ristoranti separata dalla Spesa, con ricarica settimanale.
Quali due numeri fanno il totale
Frequenza e scontrino medio. Puoi agire su tutti e due, ma agire sul primo è più efficace e più semplice: una cena in meno al mese vale più di dieci scelte virtuose sul menù. Comincia però guardando i dati veri. Apri i movimenti degli ultimi sessanta o novanta giorni, isola tutto ciò che è ristorante, pizzeria, bar e asporto, e conta sia il totale sia il numero di occasioni. Quasi tutti sbagliano la frequenza per difetto, e la differenza fra quello che ricordi e quello che risulta è la parte interessante. Con quei due numeri in mano puoi decidere consapevolmente quale dei due muovere, invece di promettere genericamente di uscire meno.
Le due modifiche che spostano soldi veri
La prima è decidere il tetto prima di uscire di casa, non davanti al menù: una cifra per la serata, detta a voce a chi è con te. La seconda è lo strato degli extra. Fra bevande, antipasto, dolce, caffè e amaro, il conto di una cena può crescere in modo importante senza che nessuno abbia mangiato di più. Non serve rinunciare a tutto: scegline uno, quello che ti interessa davvero, e salta gli altri due. Funziona meglio di qualunque regola totale perché non ti fa sentire in punizione. La stessa logica vale sul vino: una bottiglia condivisa cambia il conto molto più di quale primo hai scelto.
Quello che sposta poco
Cercare il locale più economico della città non produce grandi risultati, perché la differenza fra due ristoranti simili è modesta rispetto alla differenza fra uscire tre volte o cinque. Rinunciare al coperto non è una scelta che hai. I menù a prezzo fisso a pranzo sono davvero convenienti, ma spostano il problema solo se stavi già pranzando fuori. E le app che promettono sconti sulle prenotazioni funzionano solo su locali che avresti scelto comunque: se ti fanno uscire una volta in più per usare lo sconto, hai speso di più per risparmiare. Il grosso della categoria si governa con la frequenza e con gli extra, non con l'ottimizzazione della singola serata.
Il conto diviso in parti uguali
Dividere il conto in parti uguali quando qualcuno ha preso solo un primo e qualcun altro ha bevuto tutta la sera è un trasferimento di denaro silenzioso, e succede continuamente. Nella maggior parte dei gruppi nessuno lo fa apposta e nessuno si offende se lo dici, purché tu lo dica prima e con leggerezza: basta annunciare all'inizio che ognuno paga il suo. Se il gruppo è abituato a dividere, l'alternativa è adeguare quello che ordini alla media prevista, che è una scelta legittima. Quello che non funziona è restare in silenzio, pagare più del dovuto per anni e accumulare fastidio verso persone a cui vuoi bene.
La busta: Ristoranti, separata e settimanale
Tieni i ristoranti fuori dalla busta della Spesa, perché sono due comportamenti diversi e mescolarli impedisce di capire quale dei due sfora. Crea una busta Svago e ristoranti e ricaricala ogni settimana con un quarto dell'importo mensile che hai deciso. Il ciclo corto è la parte che funziona: una serata cara resta dentro la sua settimana. Quando il saldo si esaurisce a metà mese non hai fallito, hai un'informazione: o la busta è sottodimensionata rispetto alla vita che fai, e allora la alzi togliendo da un'altra parte di proposito, oppure la frequenza è più alta di quanto pensavi. In entrambi i casi la decisione è tua e consapevole.
Domande frequenti
L'asporto va nella busta della spesa o in quella dei ristoranti?
Nei ristoranti, sempre. L'asporto sostituisce un pasto cucinato in casa e ha lo stesso identico comportamento economico di una cena fuori: è una decisione presa quando non hai voglia di cucinare. Metterlo nella spesa alimentare fa sembrare la busta della spesa fuori controllo e nasconde la categoria che davvero sta crescendo.
Quanto dovrei spendere al mese per mangiare fuori?
Parti dai tuoi ultimi due o tre mesi reali, non da un numero ideale: quello è il punto di partenza. Poi decidi una riduzione sostenibile agendo prima sulla frequenza e poi sugli extra. Un tetto che ti sembra ragionevole a mente fredda e che regge tre mesi vale molto più di un tetto ambizioso che salta alla seconda settimana.
Cosa faccio se la busta finisce a metà mese?
Decidi esplicitamente da dove prendi i soldi per la prossima uscita, e scrivilo. Il punto della busta non è vietarti di uscire, è impedire che il costo esca da qualche parte senza che nessuno l'abbia deciso. Se succede tutti i mesi nello stesso momento, la busta è sottodimensionata rispetto alla tua vita reale: alzala riducendo un'altra categoria di proposito, invece di continuare a sforare.
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