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Quanto mettere da parte prima di lasciare il lavoro

Il traguardo è le tue spese essenziali mensili moltiplicate per i mesi che prevedi senza reddito, più un margine per il periodo tra l'ultimo accredito vecchio e il primo nuovo. Con 1.800 euro di spese essenziali e sei mesi di autonomia, sono 10.800 euro prima del margine. Tienilo in una busta separata dal fondo di emergenza, che continua a servire per gli imprevisti e non per il progetto.

Parti dalle spese essenziali, non dal tuo budget attuale

Il numero che serve non è quanto spendi adesso, è quanto spenderesti in un periodo senza stipendio. Somma affitto o rata del mutuo, spese condominiali, utenze, spesa alimentare, trasporti indispensabili, assicurazioni, rate in corso e le spese sanitarie ricorrenti che sostieni davvero. Lascia fuori ristoranti, viaggi, svago e abbonamenti che sospenderesti. Questo numero è quasi sempre più basso del tuo budget attuale, il che rende il traguardo più raggiungibile di quanto temessi. Ma va calcolato onestamente: se elimini voci che in realtà continuerai a pagare, ti stai costruendo un'autonomia più corta di quella che credi di avere.

Scegli un numero di mesi che puoi difendere

Quanti mesi dipende da quanto è realistico il tuo rientro, non da quanto sei ottimista. Considera la domanda nel tuo settore e nella tua zona, se stai cambiando ambito - il che allunga i tempi - se hai contatti già attivi, e se hai vincoli familiari che riducono la flessibilità. Se stai lasciando per avviare un'attività in proprio, il conto è diverso e più lungo, perché ai mesi senza reddito si aggiunge il periodo in cui l'attività genera meno di quanto serve. Scrivi il numero e il motivo per cui lo hai scelto: quando tra tre mesi ti verrà voglia di accorciarlo, quella riga sarà l'unica difesa che hai.

Le due voci che quasi tutti dimenticano

La prima è il periodo di transizione: tra l'ultimo accredito del vecchio lavoro e il primo del nuovo passa quasi sempre più di un mese, e in quel periodo le spese continuano. Metti in conto almeno un mese e mezzo in più rispetto al calcolo teorico. La seconda riguarda i costi della ricerca stessa: spostamenti per colloqui, eventuali corsi o certificazioni, aggiornamento di attrezzatura se cambi ambito. Non sono cifre enormi ma arrivano tutte insieme nel periodo in cui non entra niente. Se pensi di aprire una posizione autonoma, verifica con un professionista quali costi ricorrenti comporta prima di fissare il traguardo, perché sono una voce mensile e non una tantum.

Questo non è il tuo fondo di emergenza

Tenere insieme le due cose è l'errore che rende fragile tutto il piano. Il fondo di emergenza copre l'imprevedibile mentre stai lavorando; questa busta copre un periodo che hai scelto tu. Se le mescoli, il giorno in cui lasci il lavoro parti già senza rete, e il primo guasto o la prima spesa sanitaria durante la ricerca ti costringono ad accettare la prima offerta che arriva - che è esattamente la situazione che volevi evitare lasciando. Due buste separate, due traguardi, e la regola che il fondo di emergenza resta intatto anche il giorno in cui la busta del progetto viene aperta.

Il TFR e quello che non ti diciamo

Al momento della cessazione può esserti liquidata una somma di trattamento di fine rapporto, il cui importo risulta dai tuoi documenti e dal tuo datore di lavoro, e possono esistere strumenti di sostegno al reddito per i quali la tua posizione va verificata individualmente. Non ti diamo importi, percentuali, durate né requisiti, perché dipendono dalla tua situazione e sono materia di consulenti e uffici competenti. E soprattutto non ti diciamo dove collocare quella somma: è una scelta di investimento e previdenza sulla quale non diamo alcuna indicazione. Quello che possiamo dirti è di non costruire il piano contando su cifre che non hai ancora verificato per iscritto.

La modifica alle buste da fare oggi

Una busta con il nome del progetto - non risparmi generici - con il traguardo calcolato e una data indicativa. Versa il giorno dell'accredito, dopo il fondo di emergenza e i fondi di accantonamento, perché quelli devono restare in piedi. Nella nota scrivi le spese essenziali mensili, il numero di mesi scelto e la ragione: sarà il documento che consulterai quando la voglia di partire prima diventerà forte. E man mano che ti avvicini, comincia a vivere sul budget essenziale per un mese di prova: è la verifica più utile di tutte, perché ti dice se il numero che hai calcolato descrive davvero come vivrai.

Domande frequenti

Tre mesi di spese bastano per lasciare il lavoro?

Bastano se il rientro è rapido e prevedibile: hai già colloqui avanzati, resti nello stesso settore, la domanda nella tua zona è forte. Non bastano quasi mai se stai cambiando ambito, se il tuo settore assume lentamente, o se sei l'unico reddito della famiglia. Ricorda anche che tre mesi di autonomia non significano tre mesi di ricerca, perché tra la firma e il primo accredito passa altro tempo: nella pratica sono più vicini a due. Se il numero ti sembra scomodo, quella scomodità è informazione utile, non pessimismo.

Devo lasciare il lavoro prima di averne trovato un altro?

È una decisione personale su cui non diamo consigli, ma il budget ne cambia il costo in modo drastico. Con un'offerta già firmata, l'unica cosa da coprire è il periodo di transizione, cioè poche settimane. Senza, devi finanziare l'intera ricerca, che è un orizzonte incerto. Se decidi comunque di partire senza rete, la scelta più utile è calcolare i mesi in modo prudente e vivere sul budget essenziale già prima di dare le dimissioni: verifichi il numero mentre hai ancora uno stipendio, che è il momento più sicuro per scoprire di aver sbagliato.

E se devo andarmene prima di quanto il fondo consenta?

Allora lavori sulle altre due variabili. Puoi ridurre le spese essenziali di quei mesi, cosa che va decisa e scritta prima, non improvvisata dopo. Puoi organizzare un reddito ponte, anche parziale, che allunga l'autonomia in modo sostanziale. Oppure puoi accorciare l'orizzonte accettando che la ricerca sarà più pressata. La cosa che non funziona è partire con il fondo a metà sperando che i tempi siano più corti del previsto: statisticamente la ricerca dura più di quanto si stima all'inizio, e un fondo corto trasforma una scelta in una necessità.

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